imageUna delle recenti trovate di italian slang che all’occorrenza uso anch’io. Nell’era del tutto e del troppo, dell’ovunque e del chiunque, il rafforzativo di qualunque è spesso fondamentale per ridare equilibrio alle situazioni. Per ricordarsi che tra te e tutto il mondo ci dev’essere anche l’altrove.
Ciaone proprio infatti. Io vado in vacanza. Nel senso di riposo con tempi distesi, in luoghi distesi. Familiari eppure da scoprire ogni volta perché stratificati di vita e di storia. Ci sono luoghi propri, che ti appartengono come il nome. Che in tanti li portano ma comunque il tuo è quello che ti rende unicamente te.

Mi sposto in uno di quei posti per fare quello che mi piace con le persone che più mi piacciono, ovvero la mia famiglia, quella stretta che entra in un solo abbraccio, quella che quando siamo insieme con gli stessi ritmi è finalmente famiglia.
Non si vedranno grandi cambiamenti nel mio esserci per tutti gli altri, in maniera disordinata come sono sempre io, ma nel frattempo cambierò.

Quella specie di muta che faccio ogni estate.

Buone vacanze e  greetings from…my happy heart.

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Mi ero ripromessa di essere costante almeno una volta con un post al mese.
Poi ho scoperto la varicella. In un doppio violentissimo turno.
Annuite pure per solidarietà e non parliamone più.
Esco un pò provata da maggio, solitamente il mese in cui rinasco, per tuffarmi a capofitto in giugno, solitamente il mese in cui rimuoio. Di sonno.

Sbadigli a parte, i mesi estivi sono carichi di belle notizie ed eventi importanti.
Ci si sposa tanto, si nasce tanto, si fanno tanti traslochi, tanti viaggi, tanti esami, si rivedono tanti amici. Per la vostra occasione speciale vi servirà un regalo speciale. Con una presentazione speciale. Nasce una luxury box edition per i baccelli da regalare.

In via dell’Orso 42 a Roma, tra Piazza Navona ed il Palazzaccio, c’è un universo che amo molto fatto di arte, sanpietrini e botteghe storiche. Lì, diversi anni fa, ho scovato una legatoria artigianale, un micro cosmo di carte selezionate con cura e trattate con gentilezza. Fantasiose, ricercate, lavorate, assemblate. Arrotolate, distese, tagliate, incollate.
Ogni tanto io ci vado e mi immergo nell’odore della carta, vengo rapita dai colori e dalla materia. Riconosco i lunghi viaggi che ogni foglio deve aver fatto prima di trovarsi a riposare leggero e composto in esposizione.
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Conosco Federica da tempo, in passato ho sviluppato graziosi progetti con le sue carte speciali, con le spalle alle rive del Tevere e la faccia dentro il computer e l’agenzia per cui lavoravo ma quando ho richieste da impreziosire la soluzione lì dentro mi balza sempre agli occhi.
Lei è una bella persona, molto brava, attenta ed ammirevole. So con quale precisione lavora e con quanta passione si esalta per una nuova idea.
Ed io volevo creare un pack per i baccelli da proporre in quelle occasioni speciali, quelle che hanno bisogno di un’attenzione in più, per esaltare la ricercatezza e la preziosità del contenuto. Desideravo qualcosa che potesse abbracciare l’unicità dei baccelli ed essere anche riutilizzata seguendo il loro modo di essere: fantasioso, speciale, dedicato.Il pacco regalo. Incartato ma senza doverlo scartare.
Un baccello da coccolare. In una bella confezione da riutilizzare. Sarà la scatola che conterrà a lungo i suoi primi ricordi? Sarà il luogo in cui riporre i preziosi omaggi dopo la festa? Sarà forse un pozzo dei desideri, in cui custodire sogni di una vita…o magari diventerà l’idea di decoro, che so, il comodino per la nuova casa?!

Le scatole regalo dei baccelli si portano anche in spalla. La tracolla mi sembrava gradevole e diversa, siamo gente spiritosa noi, non vogliamo mica cambiare! Così se vi chiederanno di passare a prendere anche la torta avrete le mani libere dal regalo.

Da ciascuna box scelta penzola un baccellino, in cartone rivestito coordinato, utile e personale biglietto di auguri.
Le luxury box da regalo sono realizzate tutte con carte speciale, selezionate e scelte secondo un richiamo o accostamento ideale. Disponibili da oggi le prime fantasie pronte e personalizzabili su richiesta! Ogni scatola è unica, come il baccello che conterrà. Come il pensiero che avrete avuto. 

Se siete soliti passeggiare per il centro storico, se ammirate il buongusto o se usate voi stessi la carta per lavorare, sicuramente conoscerete già il posto. In caso contrario provate a farci un salto. Vale tutta l’ora di parcheggio su striscia blu.

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Un pò come il ballo del qua qua, stesso spessore.

Comunque ammiro da sempre le formiche. D’estate, in quei meravigliosi giorni di tempo dilatato in cui puoi addirittura non avere nulla di nulla da fare passo beatamente bellissime ore a seguire il loro meticoloso ed incessante andirivieni con i miei bimbi durante i nostri studi empirici sulla natura. Impariamo un sacco di cose. Cosa raccolgono a seconda di dove siamo, chi si occupa di cosa e chi di cosa’altro. Anche per i meno esperti di formiche è evidente come abbiano tutte un compito ben assegnato a cui rispondere e che avere la forza di cento formiche sarebbe utile. Non serve aver visto documentari o film d’animazioni per rintracciare rapidamente la formica operaia, la formica soldato e il buttafuori.

Ora è capitato però che colonie di formiche abbiano invaso le intercapedini del mio appartamento e siano furiuscite da ogni crepa utile per giorni e giorni, carine, piccine, lavoratrici, fastidiosissime. Ho usato il mocho come se non ci fosse più una pasqua in cui pulire, ho lavato e spruzzato, tolto e rimesso, buttato e ricomperato, rovesciato flaconi verdi di borotalco ovunque perché il veleno in casa non si deve e non si può. Fiumi di borotalco, mucchi di borotalco, colline di borotalco, montagne di borotalco. Gallerie di borotalco.

Così il borotalco pare vecchio come il cucco. Sorpassato. E poi rischi anche l’asma, è il borotalco il vero veleno. Ma sei matta?! Prova con il basilico, no il coriandolo, macché il prezzemolo o l’alloro!

Disperandomi con quelle povere creaturine trai piedi e visto l’accoramento che ho prodotto con il susseguirsi dei suggerimenti tramite il profilo dedicato ai baccelli ho creduto doveroso lanciare un giveaway, ma in effetti non lo è stato. Era più un pleasegivemeasolutionandigiveyousomethingaway. Un baccellino per un rimedio. Spiritoso, veloce, efficace. Che qui si gioca e si ride.

Siete stati fantastici. Ho riso parecchio. Il problema casalingo sta a cuore un pò a tutti e le formiche sono state un tema caldo anche nella settimana del referendum.

Voglio mettervi al corrente di tutti i rimedi che mi avete proposto, perché tanto lo so che torneranno, da me e da voi. In ordine sparso:

  1. costanza, sale fino e borotalco. a pioggia.
  2. aceto. che ti disinfetta anche il pavimento.
  3. silicone nei buchini del battiscopa. attenti che sembra dentifricio!
  4. -zucchero a velo e bicarbonato. così ti senti meno in colpa.
  5. mezzo limone lasciato a irrancidire vicino alle prese d’aria. che se non hai ti puzza solo per tutta casa.-
  6. lo smacchiatore. incredibile come funzioni per la qualsiasi, che paura!
  7. pollici ed alluci. più siete prima farete
  8. stucco a volontà nelle fessure. e già che ci sei una ripittata veloce alle pareti
  9. posizionare qualcosa di dolce ( o un piatto di carbonara) a10 mt da casa. e poi cambiare domiclio
  10. lievito per dolci. forno intanto a 180°
  11. cannella ed origano. e ti senti un erborista
  12. resina bollente!. se si tratta di un assedio, e giù dai torrioni a volontà!
  13. 5 ml di olio di cajeput e 5 ml di olio di eucalipto e aggiungi 20 ml di alcool etilico..da spruzzare negli angoli a rischio. se munirsi di contagocce e capire cos’è il cajeput
  14. un sano insetticida. con tutti gli altri 24 rimedi da testare non se ne parla.
  15. caffè e limone in parti uguali. il classico post sbornia
  16. un gatto. che almeno ti fa compagnia
  17. depistarle con una stradina di cibo che le porti lontano da casa. dipende poi  in che casa le porta però
  18. palline bianche. non ben identificate. forse naftalina?
  19. chiodi di garofano. a natale
  20. aglio. che se va male stai apposto almeno contro il malocchio
  21. schiuma killer. ma ci si fanno un bagno.
  22. cibo avariato. da me il cibo si mangia e non s’avaria.
  23. Ant Man. è un super eroe…e parla alle formiche!
  24. un commilitone di alpini. è che poi devi nutrirli ed ospitarli, non conviene
  25. suonare una campanella vicino alle fessure – il top del top, ma non ha funzionato

Vi adoro.

Ma alla fine dopo tre settimane posso dire che le casette per le formiche sono state l’unica vera soluzione. Poco casette ma tremenda verità.

Vi ringrazio tutti, al consiglio più esperto spetta il mio baccellino giveaway ed ora sogno solo un immenso giardino pieno zeppo di formicai felici.

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Sono su instagram da quasi due settimane ma ho un impellente bisogno di capire se sto aprendo i cancelletti giusti oppure in realtà è solo l’icona di una galera.

Sì lo so, sono l’ultima degli ultimi, probabilmente quello che ho valutato io l’avrà già valutato un sacco di gente più ironica, più competente e senza dubbio più esperta di hashtag e tag di me. Se cercate #ibaccelli comunque sono arenata lì. Sto studiando ma nel frattempo aspetto volentieri commenti e suggerimenti utili o anche inutili a riguardo che pare che se non ne abbia vada in prigione senza passare dal via.

Per ora ho scoperto che su instagram c’è davvero poco di immediato e di istantaneo. Che per fermare quell’attimo raccogli cuori c’è bisogno almeno di un quarto d’ora di esperienza per preparare il set.

Stira il tovagliato, sistema la tazza, manico in diagonale, versa il caffè, allungalo con l’acqua che se no fa troppo scuro e non si vede il riflesso giusto, metti la mano così, no cosà, occhi da sogliola appena sveglia, sporgi i piedi, aritiraje ‘e gambe, aricoprije ‘e gambe… io jee tajerei quee gambe!
Farcisci i biscotti e sforna due tre torte – se spargi un pò di zucchero a velo in un angolo l’effetto pasticcere chiama seguaci. Se invece compri un paio di #donuts ti visualizzino anche i feticisti del cibo. A proposito…#foodporn cosa sarebbe esattamente? Da quando il cibo è porno? Un tempo era solo godurioso. Vabbè. Arrivo sempre tardi. Ma sì! Abbattiamo le frontiere degli aggettivi qualificativi e non se ne discuta più.

Mi raccomando ai fiori prima del post. Scusi, mi darebbe quel mazzolino di #tullipan per favore? Che siano appena recisi però, come fossero colti nel mio botanico giardino, che francamente non ho, e mi dia anche quello lì con i petali ammaccati e un pò ciondolone che mi gioco anche il tag pittorico #naturamortahandmade.

Comunque, cari tulipaners, ho notato che negli ultimi giorni vanno forte le #peonie. Organizzatevi.

Queste le colazioni tipo, se poi si passa allo stile #foodbloggeretc  e suoi derivati, imbandire il tutto richiede almeno un paio d’ore. E le briciole vanno disposte con milimetrica ricerca. Credetemi, apprezzo moltissimo lo stile. La fotografia quando ben eseguita insegna a tutti. L’occhio attento scova e scatta, ma anche una scena costruita può essere colma d’anima. Però tante simili, troppe uguali, anche lì. Accidenti alle mode. Comunque me ne faccio scorpacciata lo stesso.

Piatti, case, piatti, case, cibo, case, viaggi, cibo, nuvole, piedi, piedi, piedi, piedi, piedi,mani, braccia, mani, mare, cactus, piedi….ok. Passiamo alla grafica. Un sacco di cose meravigliose. Finalmente uno zapping veloce tra le nuove tendenze del mondo ed anche mentre sono dal calzolaio scopro tantissimo con estrema ed utile rapidità, quello che mi serviva. Tiutto il mondo in pochi tasti.Quindi instagram funziona, ha uno scopo vero! L’immediatezza!E…Io ti vedo, tu mi vedi? Hei, mi vedi?! Sono qui, esisto! Magari uno di questi giorni mi vede. Forse. Noi che ci vediamo! Ci pensi? Che figo.

Recupero mesi di non aggiornamento. Viaggio in spazi meravigliosi, artisti che ammiro, riviste che un tempo leggevo, esperimenti fotografici ed illustrati che mi fanno dire wow. E in mezzo a tanto arrivano anche gli #unicornolovers. Se non possiedi un unicorno sarà meglio che ti sbrighi ad inventarne uno perchè i followers son pronti a seguirli tutti,  ma attenzione, che sia un unicorno tutto tuo. Copioni miei ma quanti siete in rete?! Ma possibile che quattro zampe ed un cornino magico non vi stimolino l’abilità creativa? Vi dico solo: Iridella. e poi, l’unicorno è un essere mitologico santa pazienza. Non si può parlarne senza possedere un pò di fantasia.
Sappiatelo. Se non siete adatti, fate che almeno sia un cavallo. Seguo lo #schieramentoperladifesadegliunicorni ed è attivissimo.

Una dritta: il mulo. non l’ho ancora visto in giro. Se siete furbi fateci un pensiero. Ha una storia esaltante come animale e non scherzo affatto.

#Pineapples e #flamingoes come se piovessero, ma ammetto che ancora per quest’anno, in cui non farò viaggi esotici, mi fanno sognare.

#instakids e #instamamme. Per loro o estrema verità o estrema bugia. Io ed i miei figli ci svegliamo scompostamente tra coperte scoperchiate in camere altamente disordinate. E so che non siamo soli su questo pianeta. Ma siamo sicuri di essere più appetibili di uno scatto della #totalwhitefamily, linda pinta e sorridente, impigiamata con completi in lino grezzo 100%, su letti tirati bianco latte e cotone percalle, luce solare rigorosamente all nature che filtra da finestre bianche o sbiancate su mura bianche con peluche bianchi, nonne dai capelli bianchi vestite di bianco in loft bianchi? Ok, Fotografare la mia famiglia:No.

Comunque su instagram posso migliorare ma per ora tutto bene.
Saranno i filtri delle app o forse sarà che a tutti alla fine piacciono #solocosebelle.

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Pasqua. Volano colombi, s’agitano ulivi. Si mangiano colombe e l’olio frigge in padella. Gesù risorge, il coniglio nasconde regali, dentro l’ uovo ci trovi un ciondolino.

Come sempre ogni festa porta con sé tradizione e novità, credo e non credo, primi, secondi, contorni e dolce. La mia Pasqua resta la famiglia.

Quest’anno la mia famiglia ha bisogno di riposarsi. Un pò qua e un pò là. Da tante cose e da nulla.

Mamma ma tu sei un’ inventrice!” esclamò chiudendo i palmi in un applauso.
Certo, non te n’eri ancora accorta?

Non ho ancora inventato uno sbalorditivo meccanismo per volare, ma ci sto lavorando. Devo solo alleggerire i pensieri, smorzare le energie che fanno molla, dispiegare la fatica di far le cose quadre. Ti farò volare. Con la fantasia. Colorata, speciale, felicissima com’è, l’unico incredibile a cui credere sempre. E poi ti farò atterrare dove vuoi, ma sarà sempre sul morbido.

Buona Pasqua.

IMG_0088_1 Per la prima volta sono cliente e sono creativo.
Ho fatto la mia piccola cosa nuova. I baccelli in uscita adv.

Quando avevo un lavoro più vero di questo ne ho viste tantissime, valide, belle, divertenti, stimolanti, restare ferme per sempre ad una prima presentazione. Perché non capirebbero, non accetterebbero, non funzionerebbe, non è in linea, non c’è strategia, cambiatela tutta, rifalla! Sbuff.
Troppi passaggi e ripassaggi e un’idea inizialmente credibile ha poco scampo di resistere al client detector. Da qualche parte va rivista, troppo difficile accontentare tutti, e poi fare quello che dice ‘NO!’ dev’essere effettivamente godurioso.
Sappiate comunque che ogni volta che un responsabile marketing dice: ‘know how‘, c’è un creativo che da qualche parte cade a terra morto. «Se credete alle fate», urlò Peter, «battete le mani.»

È andata che avevo tre ore per pensarci e produrla tra l’accensione del ferro da stiro e la campanella della scuola e quindi inizialmente ho detto: “No. Grazie ma sarà impossibile. Ho tante idee ma ancora non è il momento giusto. Non mi voglio posizionare troppo (che sarebbe ‘sputtanarmi’ in un lessico gentile), su stampa poi, sono un progetto da chiudere, ci tengo che vada nella direzione giusta. Figuriamoci se io, che di pubblicità conosco le regole realizzo una creatività proprio per me stessa, a pagina intera, su due piedi, senza un brainstorming, un account (dove siete tutti ora che vi voglio?!), un copy, senza un fotografo, le luci giuste, i programmi aggiornati, con un tracking approssimativo e con una deadline così stretta da rispettare. Ma dai!”

Aspetta però. Io l’ho fatto almeno un centinaio di volte tutto questo.

E il progetto editoriale sembra buono, un free press, un fresco magazine di quartiere, una buona tiratura, strutturato da persone energiche che mi sembrano essere competenti. Si chiama Menabò. E già il nome mi fa pensare che ne valga la pena. Esce con il primo numero, mi piacerebbe esserci, sostengo l’inizitiva. Può aiutarmi a farmi conoscere in un ambiente di cui apprezzo il movimento, che riparte con buone idee e che va anche un po’ di moda. Il target lo conosco. Mi sento un dealer per una locale. Vuoi vedere che gira che ti rigira mi torna utile pure lo sfinente e frustrante sbattimento su Renault, Opel e Toyota?

Fammi un rough forza. Seee, non c’è tempo, e scordati le più proposte. Si va dritti al definitivo. I baccelli sono lì e mi guardano. Mica penserete che sia io il direttore creativo?Ambarabacciccìcoccò. Alle mie spalle la pila umida di lenzuola tace. Ooooook lo faccio io.

Ragioniamo sulla copy head… come te lo dico chi sono e che faccio se non lo so esattamente neppure io? Bene, lo lascerò decidere agli altri. Andata.

Voglio si capisca il prodotto. Si capisce? Mmmmm…ok, se non si capisce incuriosiscili e portali tutti da Saporiti. Lì potranno vedere e toccare. E la centrifuga melazenzeroecarota farà il resto. Tanto non sono pronta per avere il boom di vendite (…se volete però compratemi tutto!). Mi basta anche un pò di riconoscibilità.

Materiale fotografico a noi! Pochi pixel, bassa res, pochi pixel…Ecco. Quel viaggio speciale in Puglia nel resort dei miei sogni mi svolta mentre le ore utili sono diventate una. Avrei preferito più colore, ma che ne sapevo! Quanto sarebbe stato perfetto un baccellone color senape? Vabbè, almeno c’è luce naturale. Spero non esca una stampa piatta. Comunque non posso rifarla, la poltrona di casa mia non regge il confronto anche già solo perché è una sedia. E fuori piove. Prove colore neppure a pensarle! Approvo tutto così com’è.

Prego, ora però mi metta il logo più grande.
Ti piacerebbe eh? Col cavolo! Il logo è il mio e decido io. Piccolo. Piccolo. Piccoloooo! E sta dove deve stare e pesa quanto deve pesare secondo il mio ‘progetto’ di impaginazione. Che sì, è volutamente decentrata. Aaaaaaahhhh, è liberatorio quanto un urlo represso, provatelo!!!

E lo so, lo so signora mia. Ho usato il rotis sans serif che si usava per Alitalia dieci anni fa di cui per anni ho avuto il vomito e bla bla bla. Ma qui non si ‘ciacciera’, si lavora! Sono un tipo stondato e un pò vecchio stile ma con un sacco di idee fattibili. E l’importante è che le faccia. Vedrete che un giorno verranno font migliori per tutti.

Reparto creativo, reparto account, reparto produzione, mi siete mancati ma quei tempi infiniti di modifiche eterne NO! (… l’ho detto, goduria!). Qui corre tutto, sarà bene stare al passo o perlomeno farsi trovare lungo il tragitto. Siamo tutti migliorabili, per carità, ma spesso a forza di aspettare di migliorarsi si stagna nel sempre uguale. Ed io andrò avanti, con una subhead sbagliata che però parla di me.

Ora più che altro mi pare fondamentale una cosa: che arriviate tutti alla terza di copertina.
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12484856_1524964224472307_9170648343057052509_oRagazzi, già. Io non ho l’età che dimostro.
È stato un disastro fino ad un certo punto. C’è stato un lunghissimo periodo in cui volevo essere presa in considerazione per i miei effettivi anni, ma per mancanza di capello patinato, tacchi, trench, crema antirughe ed occhiale da sole (giuro che l’occhiale da sole giusto, che non ho mai portato perché amo il sole negli occhi, ti aiuta parecchio a darti un tono), questa cosa non accadeva mai.
Oggi finalmente fa un pò comodo, a parte lo sfogo da teen ager che mi sta irritando il viso.

Comunque, sono stata al Wave Market. Un movimento, un progetto, la voglia di fare di due, e più, ragazzi bravi e desiderosi di cambiare alcune cose, migliorarne altre ed inventarsi quel futuro prossimo che gli appartiene. Alin, fotografo del mio cuore ed Alessia, bella psicologa da copertina mi hanno inviatata a prender parte all’evento ed io ed i baccelli potevamo solo felicemente dire di sì. C’erano cose belle, e persone belle.

È uscito il sole, nonostante le previsioni. Avevo accanto una cara amica fatta di luce, un paio di bionde surfiste ed il profumo del mare a due passi dal litorale, all’Ex Depò di Ostia.
Arrivava comunque anche quello dei carciofi fritti della Friggitoria, nel corner food. Ottimo.

È stato piacevolissimo, sembrava estate. Ridevamo, andavamo in altalena, ci spruzzavamo l’acqua…o era prosecco? e poi nel pomeriggio ci siamo ricordati che era marzo quando è calato il gelo ed io indossavo uno strato di cotone leggero ceruleo a pois.

Tanti ragazzi, un’atmosfera universitaria che mi ha fatto sorridere e pensare bene. C’è gente che ha sempre bisogno di tuffarsi in stimoli creativi, di scoprire, di confrontarsi, di scegliere. Ed è bello vederlo. Ogni età, se chiude le finestre sull’età degli altri, si impoverisce. Il confronto è utile, bisogna guardare per vedere quello che succede anche dove siamo già passati o non siamo ancora arrivati.

Ho rivisto amici, conosciuto amici e riconosciuto amici, e due cinesi di Pechino che vivono in Belgio e non so come erano lì hanno apprezzato il mio lavoro e ciò mi gasa. Mi basta poco, lo so. Poi c’era Fernando Cobelo, sognatore venezuelano e illustratore torinese, un ordinario giovane uomo di quelli rari però, che con la sua poesia e uno scorcio di stelle ha incantato tutti. Anche me.

Intanto da domani porterò gli occhiali da sole in borsa che non si sa mai. Bravi, bello, bis. Sono tutte parole con la B, come Baccelli.

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