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Per l’appunto. Come dicevamo il lavoro non si regala, nonostante io sia quella dello sconto facilone. A te perché che sei amico dell’amico del mio amico, a te che hai la faccia simpatica, a te che sei stato così paziente, a te che hai almeno un figlio dell’età di uno dei miei…

Cioè dove e quando posso arrotonderò ma credetemi, il black friday per un creativo è quando ogni venerdì spenge la luce e mette a letto i pensieri.

Quest’anno, nella settimana del tutto fuori ovunque a prezzi pazzeschi e prima ancora che la slitta prenda il volo carica della qualunque, ho scelto anche io di farvi un regalo. Vi vengo incontro, come posso. Compreso il senso letterale. Ci diamo proprio una punta a metà strada, nel pacco regalo che dedicherete a quella persona speciale.

Mamme in cerca di qualcosa di gratis! Questa è anche per voi!

Da condividere quanto volete. E se gradite potete farci un post!

Intanto se la scaricate (qui) potete divertirvi anche con i bimbi ad appenderla in attesa che sia natale.

Le spese di spedizione sugli ordini e sugli acquisti da fare entro la fine di novembre saranno gratuite in tutta Italia.

La cosa carina è che potrete decidere la data di consegna ( compatibilmente alle possibilità postali) in cui far recapitare i vostri baccelli regalo direttamente sotto l’albero del destinatario, impacchettati a festa, con dedica inclusa da parte vostra.

Per consultare le disponibilità fatevi un giro sulla pagina Facebook e il profilo Instagram @ibaccelli.

Per info ed ordini personalizzati scrivete a i_baccelli@yahoo.it

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Ovvero come fingere di essere influencer.

L’influenza se vuoi te la fai venire. La storia è vecchia come il cucco ma ho avuto compagni di classe che giuro, stavano male davvero pensando che gli convenisse starci. Accade così in questi tempi, che oltre a convincere te stesso, i familiari ed il prof, devi accumulare post di collaborazioni come tacchette della febbre, per salvarti dall’interrogazione finale. Chi sei, da dove vieni e quanto fa tendenza il tuo giudizio?!

Nascono così generazioni di influencer smarrite.

Alcuni non se ne accorgono, sono sicura. Ma non cambia il fattaccio.

Da qualche tempo ricevo proposte di collaborazione.

Quelle che arrivano a me non sono quelle che vorreste avere voi. Ecco, neppure io.

Sono di quelle collaborazioni che si fanno chiamare così ma che in verità nascondono uno smascherabile ‘ Mi piace davvero un sacco quello che fai ma solo se me lo regali prima’.

Whats app? Cioè, cosa accade veramente?

Volevo far sapere a queste persone che pensandoci su bene anziché esserne gratificata mi sento particolarmente offesa dal genere di proposte.

Dietro ogni mia creazione, unica, singola, non replicabile, io ci investo, gioia, creatività, fatica, ore, estro, studio, testate al muro di coscienza.

Giovani marmotte del 2017 dovreste capire cosa state chiedendo ed a chi, possibilmente almeno il giorno prima di chiederlo per avere tempo di elaborare il piano B.

In tutto il subbuglio di nuovi trend, usi e costumi di instagram, facebook e tutte quelle menate a cui ancora non sono arrivata nel mio lentismo atavico, comprendo che ci possa essere in giro una quintalata di ignoranza.

Montagne di faciloneria.

Pensa l’inesperto: ma in quell’oceano di possibilità, scusa, perché non posso tuffarmici anche io? Sai perchè? Perchè per fare i tuffi ci vuole stile. E tecnica.

O la capocciata con splash di panza sarà l’ inevitabile sound che ti martellerà per i prossimi mesi.

Te lo dico io che nella mia vita precedente ero una creativa pubblicitaria e le regolette di base per far funzionare il carrozzone sono sempre state queste, anche per te, che oggi ti senti influencer e sei certa di raggiungere il Cosmo Pavone entro la fine dell’anno sabbatico.

Chi ha un prodotto da comunicare, un pò da sempre, sceglie chi è più bravo a comunicarglielo dopo aver ricevuto un’accurata presentazione, una sbrodolata di possibilità e tanto sbattimento dimostrativo; molto spesso previa gara ed ore piccole, ansia da prestazione e corsa al sacco con realtà simili alla sua.

Sto dicendo che in teoria, quindi, funzionerebbe al contrario, t’è capì?

Una volta scelto nasce la committenza, ovvero ti retribuiscono per farlo. Oppure, se il team è lungimirante, sbuca fuori addirittura una collaborazione, roba utile da entrambe le parti.

Si chiama, comunque lo fai, investimento.

Ecco, se mi chiedi di investire su di te, amica che collabori con le aziende famose, ma trovi che io minuscola handmaker sia più facilmente abbordabile, sforzati lo stesso una lenticchia di più. Che a Capodanno porta anche soldi. Proponimi un piano. Se non è un piano suicida io ti seguirò.

Intanto i tuoi numeri me li gioco sulla ruota di Roma e se escono, giuro sulla Ferragni, smezziamo.

 È passato un mese, del nuovo anno, e superate le influenze di stagione e io devo ancora superare il Natale, del vecchio anno. 

Abbiamo già chiarito che non sono un tipo costante, ma così è decisamente troppo.
Non posso proprio proseguire a tenere in casa un blog se non scrivo quant’è vero oggi, e dico oggi, questo post.

Era ieri.

S’era detto almeno uno al mese, s’era detto almeno quando c’è qualcosa di importante da comunicare ma no, niente.
Il marketing palestrato, quello in ascesa libera, quello lì, che nella vita produce e fa carriera , lui che mi ammicca da ogni finestra aperta sugli schermi, evidentemente su di me non suscita sufficiente appeal.
Preferisco il marketing pigro e brizzolato, quello da “aspetta che ora ti vendo tutto il magazzino ma prima devo finire un’altra cosa”. Quello che ti sussurra negli occhi “ti prometto che un giorno ti saprò commercializzare”. E intanto ti invecchiano le idee. Mi piace perché, romanticamente, sono certa che diventeremo anziani lì, sulla panchina del basso profitto, ma insieme.

Bene, all’inizio di dicembre c’è stato un evento di cui avrei dovuto scrivere, già in ritardo, almeno ad inizio novembre. Soprattutto perché lo stavo organizzando io stessa. Sarebbe stata la redenzione di questo spazio: volevo citare tutti, linkare il linkabile, invitare l’invitabile. Dare un senso di utilità a queste mie parole. Contribuire allo svezzamento del nostro progetto. Puntare sulla promozione dei propri contenuti attraverso i propri mezzi… Se, Vabbè.

Grazie alle mie compagne di merenda ed organizzazione però, Ornella Sprizzi, Sara Marroni e Manuela Tamburelli, per fortuna il Merryhandmade Roma c’è stato ed è stato  un successone.


Una scoppiettante seconda edizione (purtroppo sul mio blog non troverete traccia neppure della prima ma seguite la pagina facebook , spulciate nel web, guardate i video, leggete i blog degli altri e  l’Instagram per vedere un po’ tutto ), una nuova arricchente esperienza, una fonte sorprendente di creatività, un pozzo di idee, un’esplosione di possibilità.
Non voglio dilungarmi sulla serietà dell’evento, sulle sue caratteristiche e sulla sua storia. Da dove nasce e cosa diventa. E soprattutto non parlerò qui della percezione giusta o sbagliata che ha prodotto: siamo nel 2017 e di moda, come ogni anno, torneranno gli anni ’80. 

Però voglio farmi una domanda.Ma a noi, chi c’è l’ha fatto fare a farlo di nuovo ?!

La verità è che siamo quattro entusiaste. Quattro tipe gioiose, quattro creative felici, esaltate sì ma dall’euforia della felicità degli altri. Quattro creature con la voglia di fare, di colmare, di sperimentare, di conoscere e contaminare. Perché crediamo in noi e negli altri, nelle capacità di sorprenderci per prime e per ultime, perché vogliamo creare spazio utile per chi ne cerca come noi. Per provare e vedere che succede.

Sì. Ok. Tutto bellissimo. Ma mi ero chiesta un’altra cosa:Ma a noi, chi c’è l’ha fatto fare a farlo di nuovo ?!

Ah ok, la verità è che in effetti siamo matte. Siamo del tutto fuori di testa. Quattro persone esaurite e quattro madri incoscienti, destabilizzate da nove figli e diversi mariti atei di fantasia, errabondi lavoratori ignari di photoshop. Siamo quattro pazze furiose che credono che esista la forza di volontà e di condivisione per far crescere un sacco di cose belle, di talenti, di occasioni. E che dissociarsi a volte serve ad associarsi. Siamo quattro impavide svalvolate, anzi a dire il vero molto pavide, piagnone e impressionabili, crediamo ancora a babbo natale, al bianconiglio, al babau, e a tutti quelli che ci hanno fatto BOOH! durante l’organizzazione. 

Scaltramente abbiamo tirato fuori un’attrezzatura che neppure i Ghostbusters ( in parte noleggiata) ed alla fine sconfitto il Marshmallow gigante, una roba zuccherina abnorme che sembra dolcissima e poi ti accorgi che è stomachevole.

Sta di fatto che sicuramente siamo quattro, come loro ed il lieto fine ce lo siamo meritato; e che il Merry Handmade è diventato nelle nostre teste e nei nostri cuori, ed anche sul nostro merchandising consapevolmente il Merry and Mad.

Se solo voi poteste ascoltare almeno un 10% dei vocali che abbiamo prodotto durante il mese di novembre capireste.
Se solo ci fosse la possibilità di produrre energia alternativa con i minuti accumulati di conversazioni non dovremmo più affidarci alle pale eoliche.

Invece, purtroppo, mentre i pannelli solari fanno il loro, il nostro scambio bimestrale di messaggi whatsapp ci è costato solo troppe ricariche telefoniche, una discreta ipertensione, saltuaria afonia, cronica disfonia, un principio di sordità ed una totale e devastante dipendenza da auricolare. 

È andata comunque alla grande, è stato bello. A questo punto voglio scriverlo solo per ricordarmelo, per ricordarcelo. 



Due giornate, tra il derby è il referendum, due capannoni, uno trendy l’altro groundy. Una bella atmosfera familiare. Un arcobaleno che ha unito i due in un ponte di codici pantone (non vorrei sbilanciarmi ma in mezzo credo di aver visto il Greenery).

Ospiti, professionisti, docenti, conoscenti, amici favolosi. 
Trenta espositori, belli da vedere e curiosi da conoscere; pieni zeppi di produzioni , di capacità. Desiderosi di mettersi in gioco. Sorridenti, fiduciosi, interessati.

Un’idea regalo collettiva di sviluppo, miglioramento, formazione, crescita che ci è costata una scommessa e più di una notte in bianco.


Collaboratori, sostenitori, supporter. Blogger e speaker, di emozioni oltre che di eventi. 
Partner coloratissimi, profumati, gustosi, utili, meno utili, presenti, meno presenti, molto intraprendenti o poco reattivi ma tutti comunque molto sorprendenti. 


Tanta partecipazione; visitatori motivati, allegri, ironici, chiacchieroni, pieni di pacchetti regalo e di creatività a portar via. Fare e far fare. Mi pare che anche stavolta abbia funzionato. Mio marito, per dire, è tornato a casa con mezzo chilo di tagliatelle fatte da lui e la promessa di cucinare una volta a settimana. Ve lo dico, vale l’evento. 

Alla fine di tutto ciò insomma mi dispiaccio davvero solo di una cosa: che i miei venti followers del blog, i riders soprattutto, non siano stati avvisati per tempo.
Sarebbe stato fighissimo, ora che ci penso, introdurre in tutto questo un raduno di harleysti. Ho già un paio di idee…Sarà per la prossima stagione?

Se volete restare informati provate intanto a seguirmi qui.
Qualche parola sulle mie peripezie mi sfugge sempre, anche prima che si concludano.
……..

Ma si fanno i credits alla fine di un post? Tipo, i titoli di coda?
Non lo so, comunque voglio ringraziare davvero tutti, con quel GRAZIE che per me è una parola con più di sei lettere. 


il-riprendiamiche-da-scaric

Un planning mensile per pianificare in modo divertente e forse efficace le uscite con le amiche del cuore negli anni 2000.

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I post utili, è evidente, non sono i miei preferiti.

Non amo segnalare situazioni che mi vedranno coinvolta. Quando lo faccio è sempre troppo tardi sulla tabella di marcia dell’utilità, e non amo realizzare resoconti di quelle situazioni perché ricostruirle è faticoso e non mi emoziona quanto viverle. Quando lo faccio è sinceramente per ringraziare chi le permette.

Eppure, qui dentro, io preferisco di gran lunga parlarvi di certe cose che accadono in maniera casuale, che mi colpiscono inattese e di passaggio.

Come di quel bambino che ieri, durante l’inaugurazione di un negozietto delizioso, per 40 secondi è rimasto fermo occhi negli occhi, a palmo amico, con uno dei baccelli sullo scaffale. Io l’ho visto per caso, lui non lo sa ma mi ha fatto un regalo.

Chissà se fosse un saluto il suo, oppure lo studio incerto dei materiali. Se volesse provare a prenderlo o solo dargli una misura. A me in ogni caso è parsa l’epifania di una scoperta.

Bambino che passavi di lì, molto sensibile o solo molto pensieroso, tu mi hai fatto venire in mente una scena magica di un film magico.

Commossa, da un’associazione di immagine, ti ringrazio.

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il Titolo dell’opera.

È il risultato di quanto mi sono incaponita a voler fare, dopo l’invito di AlittleMarket Italia e delle sue Rappresentanti regionali in Lombardia, a prender parte ad una collettiva in mostra a Milano fino a lunedì.

Mostra chi sei.

Quando ho ricevuto l’invito personalmente mi sono esaltata. Uno stimolo costruttivo, la possibilità di giocare su un piano nuovo. Curiosare dentro di me. Per uno che ha la testa zeppa di idee, ogni richiesta è un salvagente che ne tiene una a galla. 

Per me è un bel risultato.

Molto mio, ma frutto maturato da un lavoro di squadra. Per me, conoscere, rilevare, stimare e  dare valore al saper fare degli altri è l’unico modo di far bene le cose proprie.

Ho creato la mia idea, la mia bozza. Ma Maria, illustratrice, l’ ha perfezionato e mi ha aiutata a visualizzare il pensiero.

Ho creato la sagoma, ma Ciro, vetraio, l’ha tramutata in specchio. L’ha tagliata  a mano con cura, conservando l’irregolarità che gli ho chiesto di mantenere.

Ho eseguito e dipinto ogni passaggio.  E Carla, artigiana creativa, mi ha supervisionata ed aiutata a portarlo a termine. Mi ha offerto spazio nel suo spazio. Mi ha ospitata per una settimana come giovane apprendista di bottega.

(Del falegname che mi ha realizzato il telaio non ne parlo perché si è comportato male e così impara. Comunque c’è stato anche lui per seguire il mio modello di telaio.

Ho trasportato tutto a Milano, compresa la mia famiglia. Sostenuta.

Ho allestito, coadiuvata e supportata dalle persone che mi hanno accolta.

20 donne italiane con una forte passione per la creatività.  20 teste e 40 mani attive, ciascuna con un’opera che ne rappresenti e racconti i progetti. Tutte realtà da scoprire.

In via Borsieri 12, dietro l’angolo delle torri giungla, c’è la Key Gallery. Se passate sul marciapiede dalla vetrina il mio specchio e baccello vi strizzerà un occhio.

Entrate e guardiamoci dentro.

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image Tranquilli, il mio isolamento non ha nulla a che fare con il senso di solitudine, anzi, sono stata tutta l’estate in ottima compagnia. Di me stessa, dei miei amori, degli amici, delle novità.

La mia isola, quella su cui mi isolo almeno una volta all’anno è la Sicilia. Ci siamo adottate tanti anni fa.

Prima di partire ho cominciato a creare tre baccelloni perché ogni volta che realizzo un baccello in genere è per raccontare qualcosa. Che parli di me o di voi lo faccio con la stessa fedele partecipazione.

Volevo finirli lì, vederli accostati all’amore che ho per quest’isola così ricca di tutto che mi conquista ogni volta; così aperta che puoi arrivarci da ogni onda e così stratificata che è difficile disabituarti ai suoi ritmi dopo averli seguiti. Io la sento ogni anno  sempre pulsante: per vigorosa natura, mitologiche acque, impressionante cultura.

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