Ovvero come fingere di essere influencer.

L’influenza se vuoi te la fai venire. La storia è vecchia come il cucco ma ho avuto compagni di classe che giuro, stavano male davvero pensando che gli convenisse starci. Accade così in questi tempi, che oltre a convincere te stesso, i familiari ed il prof, devi accumulare post di collaborazioni come tacchette della febbre, per salvarti dall’interrogazione finale. Chi sei, da dove vieni e quanto fa tendenza il tuo giudizio?!

Nascono così generazioni di influencer smarrite.

Alcuni non se ne accorgono, sono sicura. Ma non cambia il fattaccio.

Da qualche tempo ricevo proposte di collaborazione.

Quelle che arrivano a me non sono quelle che vorreste avere voi. Ecco, neppure io.

Sono di quelle collaborazioni che si fanno chiamare così ma che in verità nascondono uno smascherabile ‘ Mi piace davvero un sacco quello che fai ma solo se me lo regali prima’.

Whats app? Cioè, cosa accade veramente?

Volevo far sapere a queste persone che pensandoci su bene anziché esserne gratificata mi sento particolarmente offesa dal genere di proposte.

Dietro ogni mia creazione, unica, singola, non replicabile, io ci investo, gioia, creatività, fatica, ore, estro, studio, testate al muro di coscienza.

Giovani marmotte del 2017 dovreste capire cosa state chiedendo ed a chi, possibilmente almeno il giorno prima di chiederlo per avere tempo di elaborare il piano B.

In tutto il subbuglio di nuovi trend, usi e costumi di instagram, facebook e tutte quelle menate a cui ancora non sono arrivata nel mio lentismo atavico, comprendo che ci possa essere in giro una quintalata di ignoranza.

Montagne di faciloneria.

Pensa l’inesperto: ma in quell’oceano di possibilità, scusa, perché non posso tuffarmici anche io? Sai perchè? Perchè per fare i tuffi ci vuole stile. E tecnica.

O la capocciata con splash di panza sarà l’ inevitabile sound che ti martellerà per i prossimi mesi.

Te lo dico io che nella mia vita precedente ero una creativa pubblicitaria e le regolette di base per far funzionare il carrozzone sono sempre state queste, anche per te, che oggi ti senti influencer e sei certa di raggiungere il Cosmo Pavone entro la fine dell’anno sabbatico.

Chi ha un prodotto da comunicare, un pò da sempre, sceglie chi è più bravo a comunicarglielo dopo aver ricevuto un’accurata presentazione, una sbrodolata di possibilità e tanto sbattimento dimostrativo; molto spesso previa gara ed ore piccole, ansia da prestazione e corsa al sacco con realtà simili alla sua.

Sto dicendo che in teoria, quindi, funzionerebbe al contrario, t’è capì?

Una volta scelto nasce la committenza, ovvero ti retribuiscono per farlo. Oppure, se il team è lungimirante, sbuca fuori addirittura una collaborazione, roba utile da entrambe le parti.

Si chiama, comunque lo fai, investimento.

Ecco, se mi chiedi di investire su di te, amica che collabori con le aziende famose, ma trovi che io minuscola handmaker sia più facilmente abbordabile, sforzati lo stesso una lenticchia di più. Che a Capodanno porta anche soldi. Proponimi un piano. Se non è un piano suicida io ti seguirò.

Intanto i tuoi numeri me li gioco sulla ruota di Roma e se escono, giuro sulla Ferragni, smezziamo.

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