L’idea io l’ho recepita così: un incrocio tra un incontro al buio, un gruppo terapeutico di buoni intenti, la festa dell’amico del tuo amico.

Connessioni. Un intelligente format di incontri a cui ho partecipato qualche sera indietro.

Federico Insabato (http://www.yogayur.it), che è un tipo a cui ogni tanto tocca dedicare una sviolinata perché è uno di quelli che dice dice e poi fa’ fa’, di quelli che può farti pensare veramente che un giorno riuscirai a fare la spaccata frontale e credici anche a scalare l’ Himalaya se vuoi e che sì davvero lo puoi fare proprio tu, mi ha invitata a presentare il mio progetto insieme ad altre interessanti realtà che è stato piacevolissimo incontrare.

L’atmosfera giusta, quella senza troppa alternatività e neppure eccessive distanze. Una semplice condivisione di idee.
Nove minuti di io dentro tre ore di noi.

È stato bello raccontarmi un pò e bellissima ancora una volta è stata la risposta che ho ricevuto.
Mi sono ritrovata proprio connessa. Collegata ad altri propositi, mescolata al porro dentro la zuppa di miso di Celeste David (https://www.facebook.com/Intolleranzecelestedavid); volumizzata in un angolo di presentazione da Salvatore di Open Mag (https://www.facebook.com/openmagazine); calamitata da un supplì molto saturo tra gli scatti in mostra raccolti da Marta, Laura e Jessica (https://www.facebook.com/streetfoodromaeventi) perché mangiare in un modo o nell’altro piace sempre a tutti; proiettata tra note e stelle con Angelina Yershova e Stefano Giovanardi (https://www.facebook.com/AStroconcert);  incuriosita da Cati e la sua poesia (https://www.facebook.com/groups/370881502979528/?ref=bookmarks), in volo pindarico e rapace sul tavolo da gioco di un game designer, su una giostra che gira fuoriporta e con la mente leggera come gli abiti disegnati dalle sorelle stiliste di Saneras.
Interlacciata comunque ad un mare di possibilità da un piccolo pezzetto di spago al polso. Altro che wireless.

Sono sempre stata una cospiratrice delle connessioni, i baccelli ne hanno già vissute alcune ed altre ne troveranno, per esplorare e diventare. Quindi evviva questo tipo di iniziative.

Intanto per quel che mi riguarda ho già imparato a vedere la primavera in un’ eclissi e il sole attraverso una schiumarola e immagino un orto verticale sul mio balcone grazie a Marco, scrittore botanico e viaggiatore.

Mi piace sempre ringraziare le persone che ho occasione di conoscere e che hanno occasione di conoscere me.
Grazie allora a tutti loro e a chi c’era, a Gabriele Settimelli che ha ospitato anche me ed i baccelli e che al numero 37 di Via dei Lucani fa’ l’architetto e crea arredi per casa vostra. E già che c’è pure per la sua.
Poi grazie soprattutto a quelli che mi hanno sorriso in faccia.
Perché quella è l’unica password per connettersi con me.

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