Ho sempre seguito i rimedi della nonna. Di di chiunque fosse la nonna, perché l’anzianità a prescindere mi da’ fiducia.
Congestionata dall’influenza che non molla il giro, da due arzilli infanti malaticci che amplificano rumori in giro per casa e dal suono delle onde che si sfrange nei miei timpani da due settimane perché la mimosa è un’acacia geneticamente modificata in polline, mi sono ricordata della patata.

“Massaggiati le tempie con due fette di patata, vedrai che ti passerà il mal di testa, ti darà sollievo”

“Nonna ma non era per le scottature?”

“No no, per quelle olio di oliva. Ma se è grave la pipì”.

E grazie al cielo non mi sono mai trovata davanti un ustionato…

Cara nonna, il mal di tesa è ancora lì.
Ma la patata ha funzionato lo stesso: gli infanti l’hanno apprezzata croccante al forno per cena e io con gl stampini mi sono divertita per mezz’ora distraendomi dal mare nelle orecchie.

E da oggi ho anche la carta velina brandizzata a modo mio per proporre un pack più raffinato.
Lo sapevo che era vero.

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