Quando ho deciso di avviare questa serie di micro-lab per bambini, non ho pensato nè forse sapevo una cosa fondamentale.

Ed ecco che all’ultima occasione sono caduta dal pero.E’ andata più o meno così.

Mentre il bambino più silenzioso di tutti si autoritraeva con la sicurezza di un Caravaggio e le due bimbe arrivate dopo ciarlavano come due sciure in palestra blaterando di cuori e fiori; mentre il bambino che pareva il più disinteressato si mostrava deliziosamente molto capace e quello che s’era annunciato il più sicuro smaniava autocritico in cerca della perfezione assoluta; mentre i tre più piccoli del gruppo davano la terza passata da imbianchini sul loro baccello creando quell’invidiabilissimo color fanghiglia che non riuscirò mai e poi mai a riprodurre; mentre la bambina al centro infilava nel suo baccello tutto l’amore per la sua mamma e il maschietto all’angolo slanciava sul suo in una pennellata convinta i baffi del padre (che si è poi saputo non aver mai avuti); mentre il rosso diventava blu, il viola verde militare e il rosa finiva per sempre sui miei pantaloni; mentre su tutti quei ritagli di stoffa schizzavano veloci riccioli e braccia, gambe e sopracciglia (tra cui spettacolari monociglia!)…roteava nell’aria un motivetto…

“Maestra, maestra, maestra!!!Mi dici?Va bene?Mi aiuti?E poi?”

Così dopo quel pò, in tono very confidential, super friendly, molto mamie. Con il sorriso furbo, di quelli che dovrebbero aprire mille strade…

“Maestra io?Ahahaha, Ma nooooo bambini! Vi dico un segreto, shhhh….io non sono una maestra!”

Il gelo. Il minuto infinito. Il nulla negli occhi. Tutte quelle strade chiuse.

D’accordo. Non voglio mai più dover sopportare neppure un secondo di quell’espressione di totale smarrimento.

Così d’ora in avanti, se qualcuno me lo chiede, ai miei micro laboratori sì:

Io sono la maestra dei baccelli.

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