È così che ho trovato i baccelli.
Mentre cercavo il senso della vita più profondo senza poter mangiare verdura fresca (perché il protozoo toxoplasma gondii è peggio del babau e dell’uomo nero).
Per fare un albero ci vuole un seme. Me lo dicevano all’asilo, eppure ho aspettato di sapermi mamma per capirlo proprio bene.
I Baccelli son nati quel giorno lì. Dietro due foglie di cavolo, dove ho scovato gli occhi più limpidi del mondo.
E per fermare un pensiero, un pensiero proprio molto magico, l’ho disegnato.
Io disegno così, in modo infantile. I miei schizzi fatti a mano sono sempre stati un pò imbarazzanti, anche poco professionali.
Quindi, quello era decisamente il mio momento! Per qualcosa di così semplice, facilissimo, banale.
Che sapesse di natura, tenerezza e curiosità. Incredibile eppure banalmente ovvio.

Un baccello di fagioli, di vaniglia, di coloratissimi bei pensieri.

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